domenica 13 novembre 2016

C'era un tempo..

..in cui il venerdì sera era il giorno preferito della  giovane Carlotta... fine della settimana lavorativa, aperitivo con gli amici e poi in giro per locali tutta notte
...c'era un tempo in cui il venerdì sera Carlotta partiva per destinazioni decise all'ultimo minuto prima di fare il biglietto del treno
...c'era un tempo in cui Carlotta non avrebbe mai pensato che un venerdì notte avrebbe fatto le 2 del mattino a sfacchinare in cucina

lunedì 7 novembre 2016

L'influenza triennale di Carlotta - breve riassunto di un periodo buio

Un giorno davanti alla porta di casa, il corpo si è bloccato. Non riuscivo ad allungare il braccio per aprirla, le mie gambe stavano piantate fisse e rigide. Non riuscivo ad uscire di casa. L'ansia bloccava ogni mio muscolo. In quel momento è squillato il telefono.

Premessa: Carlotta da 25 anni soffre di una patologia immunitaria che le ha scassato per bene i reni, ha un'invalidità molto alta, appartiene alle categorie protette e usufruisce per se stessa della legge 104, con una riduzione oraria giornaliera dell'orario di lavoro. Sia l'invalidità che la legge 104 (riconoscimento di un handicap) vengono rilasciate a seguito di visita davanti ad una commissione medica. La patologia di Carlotta non è individuabile ad occhio nudo, non v'è nessuno segno, a parte il gonfiore quando deve fare terapia. 

Prologo: Un giorno Carlotta e 2 colleghe vengono trasferite in un altro ufficio, dove l'accoglienza è stata freddina, per essere gentili. In quel periodo Carlotta ha le analisi sballate e viene ricoverata in un altra città per degli esami per due settimane. Gli esami non rivelano niente e si decide di procedere ad una biopsia renale, ma in laparoscopia..un rene è atrofizzato fare una biopsia normale è troppo rischioso per il rene messo meglio. Tra ricovero e convalescenza prescritta dall'ospedale passa un mese. Al mio rientro apprendo di essermi sbagliata, evidentemente ero stata alle Bahamas perchè ad accogliermi ci sono barili di merda. Nel frattempo una delle colleghe con cui sono arrivata ha partorito e l'altra mi comunica che ha chiesto e ottenuto un avvicinamento a casa. E' l'inizio della fine. Il loro lavoro va ridistribuito. In teoria, in pratica per 3/4 viene caricato a me, evidente causa di tutti mali del mondo. Non ce la faccio ovviamente nel mio orario, dovrei finire alle 13.30 ma non esco mai prima delle 17.30. Il mio corpo va in tilt, la pressione sale 160/110, continuo a piangere, una collega mi vessa, la mia direttrice la difende, il mio dirigente se ne sbatte le balle. Anzi, mi incontra in corridoio da sola, mi mette una mano intorno alla vita e mi dice che sto benissimo. 
Vado a fare la mia visita, i medici mi chiedono come sto e io piango, mi misurano la pressione e mi dicono che devo rallentare. Ma io non ce la faccio, le ditte aspettano i documenti per essere pagate, dietro alle ditte ci sono i loro dipendenti che aspettano lo stipendio, come posso alzarmi e andarmene alle 13.30? Mi danno il numero di una psicologa che segue il gruppo di sostegno alla mia patologia.

1. Suona il telefono. "Sono la dottoressa XXXX, so che mi ha cercata" E qui ricordo solo la mia voce mentre piangendo le urlo di aiutarmi, che non riesco ad andare al lavoro, sono davanti alla porta ma non riesco ad uscire. Mi dice di non andare al lavoro, di andare dal medico a farmi fare l'impegnativa e mi fissa un incontro per il giorno seguente in reparto. Il giorno seguente sono da lei, nella sua città, e mi consiglia un percorso da seguire, mi dice anche lei di rallentare, che ho delle certificazioni, di stare tranquilla, non posso essere toccata. Lo so. So che potrei alzarmi e andarmene e nessuno può dirmi nulla. Ma c'è quel cazzo di senso del dovere che non mi permette di farlo. Al rientro, parlo con il mio medico di base che mi consiglia una visita con lo psichiatra. Lo incontro alcune volte mi da dei farmaci, fa una relazione in cui dichiara un sacco di cose carine, che mi esprimo correttamente e con garbo, faccio discorsi logici e chiari, ma che quando parlo di lavoro inizia l'ansia. Consiglia vivamente il mio trasferimento. L'Ufficio del Personale chiama la mia direttrice per proporle una cambio, le mandano un laureato in economia, mentre io vengo spostata altrove, Lei rifiuta. Il mio calvario continua. Il mio ex direttore chiede alla mia direttrice di farmi tornare da loro. La mia direttrice rifiuta. Ed io sto sempre peggio.

2. Il Principino è in ritardo a scuola e Carlotta lo porta in macchina. Quelle medicine mi intontiscono e rischio un incidente. Ho toccato il fondo.

3. Decido di smettere con le medicine e mi metto in malattia. Forse è il caso che il senso del dovere inizino ad averlo anche i miei colleghi, le pause caffe da mezz'ora possono essere ridotte, così come il pettegolezzo da corridoio, attività che porta via un sacco di tempo in quella struttura. 
E qui inizia un periodo illuminante. La mia collega mi diffama anche in altri uffici, ma la direttrice di una di queste strutture la riconosce per quello che è e le persone che in quell'ufficio hanno collaborato con me nei mesi precedenti prendono le mie difese. Credi di avere degli amici e scopri le vipere... eh tu non hai voglia di lavorare, se l'avessi fatto nel privato ti avrebbero già licenziato. La cosa triste che per dei lunghi momenti ci ho creduto. Ho creduto davvero che la colpa fosse mia, che ero io che non facevo abbastanza. Invece che pensare al mio ex datore di lavoro che quando passo nella sua azienda mi dice qui c'è sempre un posto per te, al mio ex direttore che mi avrebbe ripresa nel mio vecchio ufficio, agli ex colleghi che mi chiamavano e mi sostenevano. No io mi mettevo in discussione. Era colpa mia. 

4. Ho iniziato a camminare, ho tagliato i capelli cortissimi con un bel ciuffo blu, ho smesso di pensare al lavoro, la pressione è tornata normale.

5. Sono rientrata al lavoro e ho scoperto che la mia collega mi ha accusata di essere inadempiente con il mio dirigente. Meno male che lei era fissata con le mail e avevo le prove che l'inadempienza era sua. Il capo non mi caga, la colpa è mia perchè sono mancata e i colleghi fanno bene ad avercela con me. Mi girano i coglioni e gli dico che voglio la visita con il medico competente. Lui me la nega. Ed io non ci vedo più e gli dico tutto quello che penso. Finchè lui non mi sbatte fuori, Ed io inizio a ridere, ridere e ridere. E a guarire. Che bene che sto.
Gli mando una pec con la richiesta di visita con il medico competente. Lui la ignora. Mi rivolgo ai rappresentanti della sicurezza. Dopo due giorni ho la visita. Il medico fa una relazione, dà delle prescrizioni alla struttura tra cui rispetto degli orari, riduzione della mole di lavoro e consiglia caldamente il trasferimento. Non succede nulla. Se ne sbattono le balle. Ma inizio a farlo anch'io. 

6. I rappresentanti della sicurezza si rivolgono al Dirigente generale. Mi fissa un appuntamento il venerdi. Il lunedì successivo sono nel mio attuale ufficio. Ce l'ho fatta.

Epilogo. Carlotta da poco più di un anno lavora in un piccolo ufficio con dei colleghi fantastici, siamo affiatati e ci aiutiamo. Ho una nuova direttrice che mi ha dato la possibilità di seguire dei corsi e fare un lavoro più in linea con le mie capacità. Lavoro spesso più ore, anche se - come prima - non posso ne recuperarle ne farmele pagare, dopo aver comunque messo in chiaro che "quando ce la faccio non è un problema, ma ci saranno dei momenti che la mia salute non me lo permetterà ed io dovrò fermarmi", pare abbia capito, ma, se anche così non fosse, l'esperienza che ho avuto mi ha fatto capire troppe cose, su me stessa e purtroppo anche sugli altri. Io ho capito che devo avere più fiducia in me stessa, che non devo tenermi tutto dentro, che non devo permettere a nessuno -ne tantomeno a me stessa- di mettere in discussione quello che so di saper fare, ho imparato a distinguere ciò che conta veramente, cioè la mia salute e la serenità di mio figlio. E che, come sempre, gli amici veri sono quelli che ti sostengono e non ti giudicano. Gli altri..beh, chissene.

venerdì 4 novembre 2016

(Sempre in ritardo) Ho vinto un premio!!!!

Da qualche giorno ho ricevuto un premio, ma per una serie di circostanze  non sono riuscita a postare prima.Il premio per il mio blog è il Liebster Award ed è rivolto ai migliori blog emergenti ed io l'ho ricevuto da Marina del blog La cuochetta e il piccolo chef.

Lo scopo del Liebster Award è quello di creare nuove conoscenze tra blog ed ha alcune regole, che mi mettono un po' in difficoltà pechè, avendo ripreso a scrivere da poco, non ho più tantissimi amici che mi seguono e Anna l'hai già premiata tu:
1. Nominare il blogger che vi ha nominati.
2. Seguirlo.
3. Rispondere alle 11 domande che vi pone.
4. Nominare altri 10 blogger con meno di 200 lettori.
5. Pubblicare il logo sul vostro blog
6. Elaborare altre 11 domande per i blogger

Rispondo alle domande di Marina
1.   Come sei finita dentro a un blog?
Ho aperto il mio blog in un momento in cui mi mancava l'aria ma intravedevo uno spiraglio..insomma io e il mio Principe vivevamo con la mia famiglia d'origine ma stavamo per iniziare la nostra vita insieme, come una vera famiglia

2.   Qual'è la caratteristica che lo contraddistingue?
Credo la sincerità, parlo liberamente di quello che mi passa per la testa, senza filtri.

3.   Il tuo piatto preferito?
Lasagne forever
4.   Mare o montagna?
Amo le mie montagne, ma non so resistere al richiamo del mare.
5.   I tuoi progetti per il futuro?
Più che progetti sono sogni: ricominciare a cucire, riuscire a tornare in Sardegna l'estate prossima e quella dopo e quella dopo ancora per tutta la vita, riuscire a fare entrare qualche soldo in più, riuscire ad avere una casa mia..
6.   Descriviti brevemente. 
Lo trovo sempre così difficile, sono una sognatrice inguaribile, vivo sempre su un altro pianeta, sono sempre un po'agitata (o nervosetta, come dice il Princip(on)e). Sono sempre stata insicura, ma sto migliorando, sono orgogliosa di quello che sto riuscendo a fare da sola e questo fa bene al mio ego.
7.   Qual'è la tua più grande passione?.
La lettura. Potrei anche rinunciare ai miei vizi (fumo e cibo) per stare accoccolata in poltrona a leggere
8.   Cosa invece detesti fare?
Le pulizie. Quando troverò il Grande Amore lo saprò riconoscere perchè invece che regalarmi un diamante mi dirà " amore prendiamo una colf"
9.   Sei felice di fare nuove conoscenze virtuali o preferisci l'anonimato? 
Mi piace conoscere gente, non importa come. 
10. Il tuo animale preferito?
Mi sono sempre piaciute le mucche. Mio nonno le aveva e da piccola ci parlavo. Non ricordo se rispondevano, ma passavo ore in quella stalla.
11. Un ricordo di quando eri piccolo.
Le estati dai nonni in campagna, sempre all'aperto con i cugini. Le schiacciatine della zia Cesarina, le galline, i conigli, le mucche e i maiali, le corse in bicicletta sull'argine del Po'. Il sole grande, la sua luce accecante e quel caldo soffocante che in Pianura Padana ti fa impazzire ma di certo non fermava noi bambini. I pomeriggi sotto i salici piangenti con la mamma a costruire e inventarmi giochi con rami ed erba. Ogni ricordo dalla mia infanzia è un ricordo speciale, sono stata una bambina fortunata.


Qui inizia la parte difficile, assegno il premio a due persone che per me sono speciali, sono nella mia vita virtuale da tanti anni e spero un giorno di incontrare di persona: Daffo e Guchi.
Sempre dal passato una delle prime blogger che ho conosciuto, Antonella, che non so se avrà mai il tempo di rispondere a delle domande, ma guardate le sue creazioni anche su FB, gli Antuche sono bellissimi!!!
Lo assegno anche a due nuove amiche blogger, MariaT per il suo splendido (e illuminante) blog e Daniela, la prima che mi ha fatto visita per la Festa dell'amicizia.
Poi non so se si può fare ma seguo regolarmente dei blog senza mai (o quasi commentare) e, sperando di fare cosa gradita, premio anche loro:
- SerenaB perchè adoro chiunque riesca a farmi ridere
- Saparunda, perchè posso dire di aver visto crescere il suo blog, sempre più bello
- Lo, perchè la sua cucina sana riesce a fare andare fuori di testa anche un'amante dei grassi come me...non so che darei per essere invitata a pranzo
- Pia, perchè le persone creative mi incantano. La seguo da anni, anche se credo di non aver mai commentato... e anche lei l'ho seguita dall'inizio del suo blog, diventato sempre più bello

Per ultima lascio una persona che ho avuto la fortuna di incontrare di persona e che se anche sento poco, ha un posto speciale nel mio cuore, Katia.


Le mie domande:
1 - Perchè hai iniziato a scrivere un blog?
2 - Ti sei mai pentito di qualcosa che hai pubblicato?
3 - Cosa ti piace di più nel tuo blog?
4 - Se potessi associare un colore ad un momento?
5 - Un ricordo che ti fa battere il cuore?
6 - Vino o birra?
7 - Se potessi toglierti un sassolino dalla scarpa.. a chi o cosa lo tireresti?
8 - La tua vacanza ideale?
9 - Per solidarietà con Carlotta, la regina delle gaffes, mi racconti una figuraccia?
10 - Il tuo peggior difetto?
11 - La tua vacanza ideale? ovvero il piatto a cui non sai rinunciare (grazie Daffo)

Non so se ho rispettato tutti i requisiti, ho un dubbio sul numero di lettori... abbiate pietà!!


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